Umanizzazione degli spazi di cura anche grazie al verde

Intervista a Filippo Taidelli

Filippo Taidelli è un architetto di grande esperienza e creatività, noto per il suo studio compatto ma agguerrito, specializzato in progetti sanitari e retrofit energetico di edifici residenziali, e il suo lavoro si concentra sull'umanizzazione dello spazio della cura. Scopriremo di più sui suoi progetti attuali e sulla visione unica che porta nel mondo dell'architettura.

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Filippo, partiamo da te, dal tuo studio, in generale di che si occupa?

Il mio studio si dedica trasversalmente a diverse scale del progetto, ma il nostro core business è incentrato su progetti di carattere sanitario e retrofit energetico di edifici residenziali.

 

Senti, il progetto del momento o i progetti del momento che vuoi raccontare a Darkinagio?

Al momento, stiamo concludendo la nuova facoltà di bioingegneria del Politecnico in collaborazione con Humanitas. Inoltre, stiamo sviluppando un progetto affascinante legato a un edificio di servizio per la protonterapia, destinato a malati oncologici, che vedrà la luce nei prossimi 4 anni. Il tema centrale è il rapporto tra le necessità emotive del paziente e l'involucro che lo accoglie, puntando sull'umanizzazione dello spazio della cura.

 

L'umanizzazione dello spazio della cura sembra un approccio molto interessante. Come vi state concentrando su questo aspetto nei vostri progetti?

Esattamente, il nostro obiettivo è ridurre la distanza tra l'involucro e le necessità umane, creando ambienti che riattivino una memoria sensoriale ed emotiva nei pazienti. Per esempio, utilizziamo il verde come strumento di progettazione, passando da elemento decorativo a uno strumento per influenzare comportamenti e suscitare empatia.

 

Portare l'esterno dentro sembra una sfida affascinante, specialmente in ambiti come gli ospedali dove i pazienti devono rimanere al chiuso. Come realizzate questo obiettivo?

Esattamente, il nostro obiettivo è portare all'interno le sensazioni e le emozioni dell'esterno, come la luce del sole, il movimento delle nuvole, i profumi dei fiori. Anche in ambienti con vincoli strutturali, cerchiamo di creare esperienze sensoriali reali con l'uso di tecniche analogiche e digitali.

 

Parlando di tecniche e approcci specifici, ci sono delle parole chiave che caratterizzano il vostro modo di lavorare?

Assolutamente, una delle parole chiave per noi è "osmosi". È un processo biologico in cui due esseri viventi collaborano, sopravvivono e crescono insieme, e per noi rappresenta una contaminazione positiva tra ambiente e architettura. Utilizziamo materiali locali e sostenibili, creando un equilibrio tra le risorse del luogo e l'efficienza economica. Inoltre, l'osmosi si estende alla relazione tra ambiente interno ed esterno, permettendo un'espansione funzionale degli spazi.

L'intervista con Filippo Taidelli ci ha portato a scoprire un'approccio all'architettura incentrato sull'umanizzazione dello spazio della cura. Attraverso l'uso del verde come strumento di progettazione e l'attenzione alla relazione tra ambiente interno ed esterno, Filippo crea spazi empatici e accoglienti per pazienti, operatori sanitari e visitatori. La sua visione di "osmosi" tra ambiente e architettura si riflette nei progetti attuali, come la nuova facoltà di bioingegneria del Politecnico e l'edificio per la protonterapia. Il lavoro di Filippo Taidelli mostra come l'architettura possa influenzare positivamente la vita delle persone e migliorare l'esperienza in spazi dedicati alla cura e al benessere.

Intervista a cura di Giorgio Tartaro

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